Manzù

Manzù

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1908

Giacomo Manzoni (in arte Manzù) nasce a Bergamo il 22 dicembre 1908. Il padre, Angelo Manzoni, esercita il mestiere di calzolaio ed è sagrestano presso il convento delle suore di clausura di San Benedetto. La condizione economica della famiglia, molto numerosa, è piuttosto precaria e Manzù è obbligato ad abbandonare prematuramente gli studi.

1919

Appena undicenne inizia a lavorare presso l'intagliatore e doratore Dossena.

1921

Si iscrive ai corsi serali di arte plastica presso la Scuola Andrea Fantoni di Bergamo. Suo insegnante è Francesco Ajolfi, che ne nota il talento e ne promuove l’inserimento nell’ambiente artistico bergamasco.

1927

Presta servizio militare a Verona ove ha modo di frequentare saltuariamente l’Accademia d’Arte Cignaroli.

1929

Intraprende il primo viaggio a Parigi, ma le difficoltà economiche lo inducono a rientrare presto in Italia.

1930

Si stabilisce a Milano e partecipa, presso la Galleria Milano, a una mostra collettiva la cui presentazione è redatta da Raffaello Giolli.

1932

È questo un anno importante per l’affermazione dell’artista. Nel mese di febbraio espone insieme a Renato Birolli, Giovanni Cortese, Luigi Grosso, Aligi Sassu e Fiorenzo Tomea presso la Galleria del Milione di Milano, fondata dal critico Edoardo Persico, e alcune sue opere richiamano l’attenzione della rivista “Domus” che le pubblica all’interno della rubrica intitolata Primizie. La svolta più importante nella carriera dell’artista si compie, però, a novembre, quando è inaugurata la Cappella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano alla cui realizzazione Manzù ha collaborato con l’architetto Giovanni Muzio, presentatogli dal conterraneo Pino Pizzigoni. Le opere realizzate in quest’occasione, dall’impronta fortemente arcaizzante, valgono infatti all’artista un primo riconoscimento nazionale, avvalorato dalla breve monografia che Giovanni Scheiwiller dedica al giovane scultore e dall’inserimento del suo nome all’interno della raccolta Artisti curata da Sandro Bini, destinata a presentare l’attività di sette giovani esordienti. Ha inizio anche la collaborazione con la rivista fiorentina “Il Frontespizio” diretta da Piero Bargellini, tra le cui pagine Manzù pubblica una serie di disegni dal tratto rigorosamente lineare.

1933

Durante l’anno lavora alla decorazione pittorica di una sala di villa Ardiani, a Selvino, in provincia di Bergamo. La commissione è dovuta all’architetto Pizzigoni, contemporaneamente impegnato nella realizzazione di una cappella funeraria per la famiglia Ardiani, presso il cimitero di Bergamo. Sempre a fianco di Pizzigoni Manzù è incaricato di eseguire una serie di bassorilievi per il Monumento ai Fratelli Calvi di Bergamo inaugurato, non senza polemiche, a novembre del 1933. Nel mese di agosto si tiene a Selvino, presso l’Hotel Milano, la prima mostra personale dell’artista. Vi figurano pitture, sculture e disegni, in un insieme che spazia dai ritratti alle opere di arte sacra più vicine ai soggetti realizzati per l’Università Cattolica di Milano. Il catalogo dell’esposizione riunisce una breve antologia critica, con testi di Scheiwiller, Lamberto Vitali, Bini, Carlo Carrà e Luciano Anceschi che elogiano le qualità del giovane scultore, da poco distintosi alla V Triennale Internazionale di Arti Decorative per il gruppo in klinker Filemone e Bauci, collocato nel piazzale antistante il nuovo edificio della Triennale.

1934

A gennaio presenta due sculture in una mostra collettiva allestita in compagnia di Sassu e Grosso presso la Galleria delle Tre Arti di Milano e a marzo partecipa alla V Mostra Sindacale di Milano ottenendo, con il rilievo Gesù e le pie donne, il Premio Grazioli conferito dall’Accademia di Brera per lo sbalzo e il cesello. Prosegue la sua attività grafica: espone in Svizzera, a St. Gallen, in una mostra di disegni organizzata da Scheiwiller e realizza il corredo di illustrazioni per il testo Architettura di Piero Bargellini e per il volume Paese dell’Anima di Nicola Lisi. Il 13 gennaio sposa Antonia Oreni. Il matrimonio, segnato dalla morte prematura delle prime due figlie, Laurinia a Donatella, durerà sino al 1952.

1935

Alla VI Mostra Sindacale interprovinciale di Milano espone la scultura intitolata La dormiente. L’opera segna una svolta cruciale nella produzione dell’artista che dal primitivismo degli esordi muove, ora, verso la ricerca di un lirismo espressivo e sentimentale. Questo nuovo orientamento non viene registrato dalla critica che invece guarda con attenzione, come dimostrato da un articolo pubblicato da Bini sulla rivista “Arte Cristiana”, al contributo dato dal «giovane artista alla formazione di un’arte sacra moderna». Durante l’anno partecipa al Concorso per il Monumento ai Martiri fascisti di Bergamo, la cui realizzazione sarà però affidata al più anziano scultore milanese Leone Lodi. Nasce la figlia Laurinia. Morirà prematuramente nel 1937.

1936

Il 1936 vede succedersi una serie di appuntamenti e riconoscimenti significativi. A gennaio è presente, con un Crocifisso e due disegni, alla mostra d’arte italiana allestita a Budapest da Antonio Maraini e a febbraio figura alla VII Mostra Sindacale di Milano dove si aggiudica, per la scultura in bronzo Davide, il Premio Nazionale Principe Umberto. L’opera, forse ispirata dai disegni realizzati per il volume Davide di Bargellini, pubblicato questo stesso anno, è interprete di una più ampia riflessione sulla rappresentazione della figura maschile a cui appartiene anche la cera Il ferito, oggi distrutta, con cui ottiene il primo premio assegnato per il concorso Tantardini dal tema ‘Il combattente’. A marzo espone per la prima volta a Roma in una mostra collettiva organizzata dalla Galleria La Cometa da poco fondata dalla contessa Anna Laetitia Pecci Blunt e diretta da Libero de Libero e a maggio presenta due figure in rame alla VI Triennale di Milano. È questo anche l’anno di esordio alla Biennale di Venezia, dove Manzù espone, all’interno della sala XLVII, le sculture Adolescente e Testina: la seconda, un ritratto in cera di cui la critica apprezza il modellato luministico vicino all’esempio di Medardo Rosso, sarà acquistata dal Re. Nel mese di agosto invia alla famiglia una cartolina da Parigi, dove si è recato in compagnia di Aligi Sassu.

1937

All’inizio dell’anno la rivista “Domus” pubblica le risposte a un referendum di cinque domande rivolto ad alcuni giovani pittori e scultori. Manzù figura tra gli artisti interpellati e nel suo scritto sostiene «la necessità di creare un mondo plastico nuovo» recuperando il legame con la tradizione artistica dell’Ottocento. Questa intenzione è avvalorata dalla personale che l’artista allestisce, tra marzo e aprile, presso la Galleria della Cometa di Roma. La serie di testine e figure femminili in cera e bronzo presentate in questa occasione segnano difatti un ritorno, ora pienamente compreso dalla critica, ad un naturalismo sentimentale di tradizione ottocentesca. Il nuovo indirizzo incontra ampi consensi, anche da parte della rivista “Il frontespizio”, che dedica allo scultore la redazione di un fascicolo speciale. Prosegue l’attività espositiva: è invitato a partecipare alla sezione italiana dell’Exposition Internationale de Paris inauguratasi a maggio, vince la medaglia d’oro alla Mostra d’Arte Estate Livornese ed espone alla Mostra di sessanta artisti italiani tenutasi a Palermo nel mese di dicembre. Nel mese di luglio, inoltre, la consacrazione del Battistero della chiesa milanese di S. Maria dell’Annunciata in Chiesa Rossa, alla cui realizzazione è stato chiamato a lavorare dall’architetto Muzio, conferma il suo il suo interesse per l’arte sacra. Nasce la figlia Donatella. Verrà a mancare precocemente nel 1938.

1938

Numerosi sono gli appuntamenti internazionali che coinvolgono l’artista: partecipa all’esposizione Anthology of contemporary italian drawings organizzata a New York dalla Galleria della Cometa, alla mostra Exposición italiana de arte decorativo tenutasi in autunno a Buenos Airese e alla collettiva di artisti contemporanei italiani inaugurata a Berna nel mese di ottobre In Italia espone alla IX Mostra Sindacale di Milano e alla Galleria Genova, ma l’episodio senz’altro più significativo è l’allestimento di una sala di dieci sculture alla XXI Esposizione Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Il successo, testimoniato dall’attenzione della critica, è confermato dall’acquisto, da parte del Ministero dell’Educazione Nazionale, per le collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, della scultura in cera Susanna.

1939

A febbraio si inaugura la III Quadriennale d’Arte Nazionale. Manzù è presente con una sala individuale, la XVII, nella quale espone nove sculture, prevalentemente in cera, aggiudicandosi il premio di £ 10.000 per l’arte plastica. Tra le opere maggiormente apprezzate dalla critica sono il David e il Cardinale in bronzo: il primo, una gracile figura di giovinetto che contraddice la rappresentazione classica dell’eroe, interpreta uno dei momenti culturalmente più alti della riflessione dell’artista; il secondo, entrato a far parte in questa occasione delle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, inaugura un tema iconografico destinato a diventare ricorrente nell’attività di Manzù. Nei mesi successivi lo scultore espone alla VII Triennale Internazionale di Arti decorative, è presente alla Golden Gate International Exposition di San Francisco e ottiene il Premio Savini per le arti. Intraprende, inoltre, una stretta collaborazione con il gruppo di “Corrente”, consolidata dalla partecipazione alla II Mostra del movimento. Nasce il figlio Pio.

1940

Espone nella mostra di arte italiana contemporanea organizzata da Maraini a Zurigo, dove la Società delle Belle Arti di Zurigo acquista una sua opera, e illustra alcune pagine della rivista “Primato” fondata da Giuseppe Bottai.

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Fondazione Manzù