&bio=1908 - 1918
Giacomo Manzoni (Manzù in dialetto bergamasco) nasce a Bergamo il 22 dicembre da un'umile quanto numerosa famiglia.
Le difficoltà economiche spingono il padre, calzolaio e sagrestano nel convento di San Benedetto, a interrompere gli studi del ragazzo, prima ancora di terminare le scuole elementari, per farlo dedicare ad un lavoro e poter cosi contribuire al sostentamento familiare.
1919 - 1920
Ad appena undici anni, comincia a lavorare presso l'intagliatore e doratore Dossena, dove emergono subito le sue doti nel plasmare la materia.
In questi anni si dedica al disegno e alla modellazione di sculture aventi come soggetto gli animali.
1921 - 1926
Nel 1921 si iscrive alla scuola serale di plastica decorativa Fantoni, a Bergamo. L'insegnante Ajolfi nota il talentuoso ragazzo e gli propone di lavorare nella sua bottega di stuccatore. In questo periodo, a quindici anni, ancora adolescente, Manzù acquista un libro sulle sculture di Aristide Maillol che lo colpisce profondamente.
1927 - 1928
A diciannove anni parte alla volta di Verona per svolgere il servizio militare. Qui ha modo di ammirare i gessi dell'Accademia Cicognini e soprattutto le porte di bronzo di San Zeno Maggiore.
Inizia in questo modo il percorso artistico di Manzù, che certo della sua vocazione, decide di lasciare il lavoro di bottega per dedicarsi totalmente, da autodidatta, alla scultura.
1929 - 1931
Intraprende il primo viaggio a Parigi. Manzù, come molti artisti a lui contemporanei, è attratto dalle esperienze artistiche sviluppatesi in Francia nel XIX secolo, ma non manca di volgere uno sguardo anche ai moti di avanguardia dei primi del Novecento maturati nella capitale francese. Rimpatriato in Italia, dopo essere stato trovato privo di forze, a causa del digiuno forzato, nel 1930 si stabilisce a Milano.
Nel capoluogo lombardo Manzù si trova in un ambiente influenzato dalle novità apportate da Carlo Carrà, teorico della rinascita di un'arte sacra moderna.
Partecipa alla mostra collettiva della Galleria del Milione, insieme a Sassu, Pancheri, Strada e Occhetti. Nell'ambiente milanese lo scultore trova i contatti per ricevere la sua prima commissione: la decorazione di una cappella dell'Università Cattolica.
1932 - 1933
Prende parte ad un'altra mostra alla Galleria del Milione con Birolli, Cortese, Grosso, Sassu e Tomea.
In seguito all'interessamento di Piero Bargellini, nel 1932 inizia a collaborare con la rivista fiorentina "Il Frontespizio", nelle cui pagine figurano numerosi suoi disegni.
Nel 1933 è presente alla V Triennale Internazionale di Arti Decorative, a Milano, e ha luogo la prima mostra collettiva a lui dedicata, presso l'Hotel Milano di Selvino, in provincia di Bergamo, nel cui catalogo appare la presentazione di Piero Bargellini.
è sempre di quest'anno la prima monografia a lui dedicata, a cura di Giovanni Scheiwiller.
1934 - 1938
Durante una visita alla Basilica di San Pietro in Vaticano, rimane fortemente suggestionato dalla figura del Papa seduto tra due cardinali, che, lo porterà a sviluppare il celebre tema dei "cardinali", presente fino alla fine nella sua produzione.
Espone alla Galleria delle Tre Arti, a Milano, insieme a Grosso e Sassu. Nello stesso anno Manzù si dedica all'illustrazione di libri.
Nel periodo compreso fra il 1934 e 1935, avviene un notevole cambiamento nello stile dell'artista. Prendendo come riferimento le cere di Medardo Rosso, Manzù si discosta dalle tematiche precedentemente adottate e si concentra su una serie di ritratti femminili, per lo più cere e bronzi, osservando meticolosamente gli effetti espressivi e luministici. La fama dello scultore bergamasco inizia ad affermarsi in maniera prorompente negli ambienti artistici, come testimoniano le autorevoli mostre, in cui compare il suo nome, che culminano con la personale, a lui dedicata nel 1937, presso la Galleria della Cometa a Roma, presentata in catalogo da un testo di Carlo Carrà. Da questo momento le opere di Manzù sono esposte nelle mostre più prestigiose a Milano, Parigi e New York.
Nel 1938 gli viene riservata una Sala Personale alla XXI Biennale di Venezia, ottenendo ampi consensi dalla stampa.
1939 - 1943
Nel 1939 gli viene assegnato il Premio Savini per le Arti e ottiene un riconoscimento con la partecipazione alla III Quadriennale di Roma, dove espone la prima fusione in bronzo del Cardinale ed il David. In questa occasione il suo talento viene notato da Cesare Brandi con il quale si consoliderà uno stretto legame. Nello stesso anno partecipa alla mostra di "Corrente", a Milano, con Aligi Sassu e Renato Birolli.
Nel 1940 diventa titolare cattedra di scultura dell'Accademia Albertina di Torino, e dell'Accademia di Brera di Milano, in ques'ultima insegnano anche Marino Marini, Carlo Carrà e Felice Casorati.
A causa della guerra, nel 1942, lascia l'insegnamento a Torino e si rifugia con la famiglia a Clusone, in provincia di Bergamo. Illustra le poesie di Giuseppe Ungaretti, nel volume Erbe, e realizza le acqueforti per le Georgiche di Virgilio, pubblicate per la prima volta nel 1947.
Nel 1943 partecipa ad una mostra alla Galleria dello Zodiaco, con Mario Mafai, con la presentazione di Alberto Moravia.
Alla IV Quadriennale di Roma si aggiudica il "Gran Premio" con il Ritratto di Francesca Blanc.
1944 - 1947
Per ordine dei tedeschi, nel 1944 lascia Clusone e si rifugia Bergamo dove si dedica ad una serie di disegni, che saranno pubblicati nel 1948 con una presentazione di Giulio Carlo Argan.
Nel 1946 avviene l'incontro con Alice Lampugnani che diventerà la protagonista di una serie di disegni e sculture culminanti nel celeberrimo Grande Ritratto di Signora.
Nel 1947 si inaugura, a Palazzo Reale, a Milano, la prima grande antologica dedicata a Giacomo Manzù. Nel catalogo, con la presentazione di Lionello Venturi, una dedica di Manzù "alla memoria dei tre grandi scultori scomparsi recentemente: Ernesto De Fiori, Charles Despiau, Aristide Maillol", che delucida chiaramente in merito ai punti di riferimento artistici dello scultore.
Lo stesso anno Manzù decide di partecipare al concorso, indetto dal Vaticano, per la realizzazione di una porta della Basilica di San Pietro.
1948 - 1953
Nel 1948 partecipa alla XXIV Biennale di Venezia e vince il "Premio della Scultura" ex aequo con Henry Moore. Viene ammesso al concorso di secondo grado per la realizzazione della Porta di San Pietro.
Negli anni che seguono, Manzù dedica la maggior parte del tempo allo studio dei bozzetti per la porta vaticana, fin quando, nel gennaio del 1952, riceve la commissione ufficiale per la Porta di San Pietro che avrà per tema il "Trionfo dei Santi e dei Martiri della Chiesa".
1954 - 1955
Nel 1954 realizza delle litografie per illustrare il libro di Salvatore Quasimodo Il falso e vero verde. Nello stesso anno si dimette dalla Cattedra di Scultura di Brera per il rifiuto, del Ministero della Pubblica Istruzione, di accettare il suo progetto di riforma delle Accademie di Belle Arti. Accetta dunque l'incarico di insegnare scultura alla International Sommerakademie di Salisburgo, dove conosce Oskar Kokoschka, titolare della cattedra di pittura. Qui incontra anche Inge Schabel, ballerina dell'Opera e modella dei corsi dell'Accademia, che diventerà sua moglie e unica musa ispiratrice.
Viene nominato membro dell'Acadèmie Royal de Belgique.
Nel 1955 gli viene commissionato l'incarico di eseguire la Porta centrale del Duomo di Salisburgo, seguendo il tema dell'amore.
Sono questi gli anni che vedono il nome di Manzù circolare a livello internazionale: viene insignito dei premi più importanti e richiesto nelle mostre di tutto il mondo, recensite dai più noti critici d'arte. Partecipa alla III Biennale di Arte Plastica all'aperto di Anversa e alla VII Quadriennale d'Arte di Roma, dove si aggiudica il premio per la scultura.
1956 - 1957
A prova del suo talento, nel 1956, gli viene riservata una sala personale alla XXVIII Biennale di Venezia, con la presentazione in catalogo di Cesare Brandi. In questa occasione il caro amico Don Giuseppe De Luca gli presenta il Patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli, che due anni dopo diventerà Papa con il nome di Giovanni XXIII .
1958 - 1960
Nel 1958 viene inaugurata la Porta dell'Amore a Salisburgo, dove compaiono elementi che saranno poi ripresi nella Basilica Vaticana.
In questo anno lascia Milano per trasferirsi a Roma, dove ha modo di seguire meglio i lavori per la porta di San Pietro.
Nel 1959 una mostra itinerante di sculture e disegni gira per i principali musei della Germania.
1961 - 1963
Nel 1961 viene autorizzato, da Papa Giovanni XXIII, a modificare il tema originario della Porta di San Pietro ne La Porta della Morte. Si consolida, tra il Pontefice e l'artista, una stima reciproca che porta Manzù ad impegnarsi nelle numerose opere commissionategli dal Papa. Tra queste l'emblema del Concilio Vaticano II richiestogli nel 1962, per il pavimento del portico di San Pietro. Il legame consolidato con il Pontefice, giunge a termine nel 1963 con la morte di Papa Roncalli. In questa triste occasione, Manzù effettua la maschera mortuaria e il calco della mano destra del Santo Padre.
Nello stesso anno collabora con Igor Stravinskij per le scenografie e i costumi di Edipo Re, in scena al Teatro dell'Opera di Roma. A questa prima esperienza, faranno seguito molti altri lavori nel mondo del teatro.
1964 - 1967
Il 28 giugno 1964 viene inaugurata, dal nuovo Pontefice, Papa Paolo VI, La Porta della Morte nella Basilica di San Pietro. A consacrazione dei consensi favorevoli riscossi dall'esecuzione della Porta, alla XXIII Biennale di Venezia gli viene dedicata una mostra personale.
Nello stesso anno, a Detroit viene inaugurata la scultura Grande passo di danza per la fontana del palazzo della Gas Company.
In ottobre si trasferisce, con la compagna di una vita Inge e i figli Mileto e Giulia, in campagna, nei pressi di Ardea, non lontano da Roma, in una località poi rinominata Colle Manzù.
Nel 1965 fa visita a Picasso insieme all'amico Guttuso.
Gli viene commissionata l'importante realizzazione della porta di bronzo per la Chiesa di St. Laurenz a Rotterdam, che, essendogli lasciata la piena libertà nell'argomento da trattare, dedica al tema della pace e della guerra. Il tema della pace ricorre anche nel rilievo per il Rockefeller Center, nel simbolo della madre con bambino.
Sempre in nome della pace, nel 1966 gli viene conferito il "Premio Lenin" che Manzù devolve a favore delle vittime della guerra del Vietnam. In questa occasione l'Accademia delle Arti di Mosca e di Leningrado dedica all'artista una mostra personale presentata in catalogo da Salvatore Quasimodo.
In questi anni sono innumerevoli le mostre dedicate a Manzù in tutto il mondo e i riconoscimenti del suo talento straordinario: dalla mostra all'Hannover Gallery di Londra, alla Galleria Paul Rosenberg di New York nello stesso anno, a quelle di Tokio, Praga, Salisburgo.
1968 - 1969
Il 22 novembre del 1968 si inaugura la Porta della Pace e della Guerra nella Chiesa di St. Laurenz a Rotterdam, a cui fa seguito una mostra, al Museo Boymans Van Beuningen, degli studi e dei bozzetti preparatori della Porta.
Nel 1969 apre il suo museo, la "Raccolta Amici di Manzù", ad Ardea, un'esposizione permanente di oltre quattrocento sue opere, tra sculture e opere grafiche.
Una mostra itinerante gira il Museo Puskin di Mosca, l'Hermitage di Leningrado e l'Accademia di Belle Arti di Kiev.
Questo felice momento è segnato da un periodo di sofferenza causato dalla morte prematura del figlio Pio, nato dal primo matrimonio.
1970 - 1971
Nel 1970 viene nominato Accademico Onorario della Royal Academy of Arts di Londra. Continuano intanto le repliche dell'Edipo Re di Stravinskij per cui Manzù aveva creato le scene e i costumi. Lavora anche alle scene e ai costumi per il Tristano e Isotta di Wagner, rappresentato l'anno successivo al Teatro La Fenice di Venezia.
Tra le onorificenze del 1971, la laurea honoris causa del Royal College of Arts di Londra e la medaglia d'oro da parte della Presidenza delle Accademie di Belle Arti Sovietiche per il Monumento a Lenin, eretto a Capri.
In seguito alla scomparsa di Stravinskij, viene chiesto a Manzù di progettare la tomba del maestro nel cimitero di Venezia.
1972 - 1974
Nel 1972 alla Staatsgalerie Moderner Kunst di Monaco di Baviera, e dopo alla Galleria G di Berlino, viene allestita una grande mostra di grafica di Manzù.
Si inaugura, nel 1973, l'altorilievo Pace e Giustizia, collocato nel Palazzo di Giustizia della Comunità Europea del Lussemburgo. Viene inaugurata la cappella, eseguita dodici anni prima per Don Giuseppe De Luca, che trova la sua collocazione definitiva nella Galleria d'Arte Moderna in Vaticano.
In autunno partecipa alla XII Biennale Internazionale di Scultura di Anversa che si tiene al Middelheim Parc.
Nel 1974 riceve dal Presidente della Rapubblica Austriaca l'onorificenza dell'Ordine Scienza e Arte, massimo titolo riservato alle personalità straniere.
L'inarrestabile ascesa dell'arte di Manzù è testimoniata dalla sua notorietà in Giappone, dove viene considerato uno dei tre "M" della nuova rinascenza italiana, insieme a Arturo Martini e Marino Marini.
Riscuote enorme successo la mostra personale dell'artista allestita al National Museum of Modern Art di Tokyo.
1975 - 1980
Tra le personali più rilevanti dedicate a Manzù in questi anni: Palazzo dei Diamanti a Ferrara, Istituto Latino Americano a Roma, nel 1975; Tokyo Universe Gallery, Museo Puskin a Mosca, nel 1976; Accademia di Carrara nel 1977; Phoenix Art Museum, Fine Arts a San Diego nel 1978; Accademia delle Arti del Disegno a Firenze nel 1979, quest'ultima organizzata dall'Accademia per celebrare i settantanni del maestro.
Nel settembre del 1979 dona alla nativa Bergamo due sculture fondamentali: Giulia e Mileto in carrozza e Grandi amanti.
1981 - 1983
Nel 1981 si inaugura a Cascia, nel Santuario di Santa Rita, il nuovo presbiterio.
L'11 aprile ha luogo la consegna ufficiale della "Raccolta Amici di Manzù", donata da Manzù allo Stato Italiano. Durante l'inaugurazione interviene anche il Presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini.
Si inaugura, nel 1982, la "Sala Manzù" all'Accademia Carrara di Bergamo.
1984 - 1991
Nel 1984 una mostra itinerante tocca le più importanti città giapponesi.
Lo stesso anno riceve il prestigioso Premio Internazionale per la Scultura "Antonio Feltrinelli" assegnatogli dall'Accademia Nazionale dei Lincei.
Nel 1988 le sculture Fauno e Ninfa vengono collocate nel Palazzo della Borsa di Tokio.
A coronamento delle rassegne dedicate a Manzù, che proliferano per tutti gli anni Ottanta, nel 1989 viene donata alle Nazioni Unite a New York, dallo Stato Italiano, l'ultima opera monumentale di Manzù, alta sei metri, Inno alla Vita (Madre con Bambino).
Il 17 gennaio 1991 Giacomo Manzù si spegne, all'età di ottantatre anni. Il suo corpo inizialmente viene deposto nel Cimitero Monumentale del Verano per essere poi traslato, l'anno successivo, alla Raccolta Manzù di Ardea.
Colui che venne definito il "Michelangelo del Duemila", in seguito ad una carriera artistica senza precedenti, viene così ricordato dalle parole, scolpite sulla lapide, di S. E. Rev.ma Mons. Loris Capovilla:
"In questa terra sacra
alla memoria dei Rutuli
scelta come dimora ideale
accanto alle sue opere
che ne mantengono vivi e onorati
il nome e la fama
riposa Giacomo Manzù" 1908 - 1991.